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lunedì 22 giugno 2015

21/06/2015 Direttissima Loss - Piccolo Dain - Valle del Sarca

Lungh: 250 m (8 lunghezze)
Diff: VI+/A1/R3/III

E poi? E poi finalmente arriva il giorno che torni a fare una via. Quando la scalata diventa (per mancanza di tempo, di motivazione, ecc...) un lontano ricordo, non ti rendi neppure più conto di come possa essere trovarsi con 100 metri di vuoto sotto il sederino. Parlo di emozioni. Parlo di sensazioni. Cento che poi diventano 200m e così via, fino a che esci da un tettino esposto e pensi "Porca vacca ma chi me le fa fare 'ste cose?".
Il vuoto, quando non ci sei più abituata, fa sempre una certa impressione. Quel misto di eccitazione e paura, di esaltazione e timore, quella cosa della quale poi ti sembra di non poter più fare a meno.
E poi, quando ad un tiro dalla dalla fine, seduta su una cengia guardi prima il lago e la parete sotto di te, poi il tuo compagno di cordata fumarsi una sigaretta col sorriso stampato, allora capisci qual è il senso di "fare 'ste cose"!

La parete sulla quale sale la via
La Parete, da sotto, è imponente e cattiva. Mano mano che ti avvicini, salendo lungo il veloce sentiero che porta all'attacco (occhio all'avvicinamento su cenge decisamente esposte), la prospettiva cambia e, sebbene incuta sempre un certo timore reverenziale, sembra più accessibile. I muri, ad un primo sguardo apparentemente lisci, appaiono ora più lavorati, e i tetti...ma sì, in fondo i tetti si possono anche aggirare no?!

La Loss è una classicissima e storicissima via della Valle del Sarca. 250 metri di storia, suddivisa in 8 capitoli (lunghezze... ma a me la metafora del libro piace!) tutti da gustare. Dal diedro, ai passaggi aerei, alla placca di movimento: su questa via marchiata 1970 c'è proprio tutto e non si corre il rischio di annoiarsi. Anzi, capita che esci da un dietro ben "ammanettato" e che ti spiattelli sulla placca ed è a quel punto che dici "ma perchè?...".
E' chiaramente una via di stampo alpinistico, che corre lungo la parete grigio/gialla sfuttandone i punti deboli e valorizzzandone i tratti più estetici. Spettacolari sono il grande diedro rosso del secondo tiro (VI+), oltre al driedro giallo (VI) e al tetto (A0 oppure 7a) del sesto e settimo tiro. Aerei, estetici, roccia fantastica e solida (come su quasi tutta la via) e qualche passaggio dal quale riesci, guardando giù giù, in mezzo alle gambe, vedere la sosta da cui sei partito, 200 metri sotto...
Certo che poi quando "il socio" parte in scarpe da ginnastica e calza le scarpette solo per il tiro di 7a e la placca di 6b (o 6b+?)... allora torni alla dura realtà e pensi che tu neanche se ti allenassi per tutta la vita! E dopo un tiro "in ansia" (solo da parte mia evidentemente!!) capisci che tanto non cade e via che si sale. La via è davvero bellissima... e ne vale davvero la pena! Grazie, ancora una volta, a chi se la è tirata tutta !

La sosta aerea del sesto tiro
placca, 6b
uscita dal diedro rosso del secondo tiro


diedro giallo 

Mirko Biru-Corn in versione selfie (e io che faccio la parte di quella che appesa a penzoloni gli tiene l'imbrago con una mano....come dire che se cade lo tengo?? ... e gli dice "non sporgerti così tanto"... conclusione: il vuoto rende folli e fa venire strane idee!)

immancabile foto in uscita (#selfieaddicted)



martedì 10 giugno 2014

8 giugno 2014 Chattando si finisce scalando (Special guest: i Ragni di Lecco)

Via: Attenzione caduta vipere allo Schenun, Val Masino (strada che conduce ai bagni)
Grado: 6a max


Perché a volte basta un messaggio inviato tramite Facebook a cambiare tutto. Beh, magari proprio tutto tutto no, ma il fine settimana quello sì, cambia, eccome se cambia. Ti ritrovi a vivere un’esperienza assolutamente diversa (e perche no, divertente) e a conoscere persone nuove e probabilmente anche un po’ speciali in un contesto nel quale mai e poi mai avresti pensato. Il luogo in questione è la Val Masino: quella piccola perla di granito che, chi mi conosce lo sa, mi riempie il cuore ed è stata più volte meta dei miei fine settimana di “fuggi fuggi” dalla quotidianità. Perché fuggire, in Valle, è di una facilità che lascia quasi sgomenti: sia che cammini, che scali, o che fai una beatissima m…chia, in Valle ci stai bene comunque. Perché il Mello, in fondo, è sempre più blu!
Questa volta niente prestazioni (e quando mai ne faccio??!!) ma una giornata a “seguire” (la parola non è piazzata a caso) un’uscita del corso roccia dei Ragni di Lecco. Perché la vita è così: tre giorni prima il nome Ragni risuona nella mente come un qualcosa che sta tra l’epico ed il mitologico: nomi unici ed altisonanti che hanno letteralmente costruito, chiodo dopo chiodo, staffa su staffa, la storia dell’alpinismo. Poi un messaggio su Facebook dal Palma che ti chiede con cordialità se vuoi iscriverti al nuovo canale You Tube dei Ragni e promette tanti bei video e tu che dici “E’ il destino! Ciao Fabio, tu non lo sai ma tanto prima o poi ti avrei contattato io, perché sai io scrivo (o ci provo!) e voi, insomma, voi siete i Ragni… non si sa mai che vi capiti di aver bisogno di qualcuno che vi dia una mano a redigere qualche articolo, comunicato stampa, ecc… E già che ci siamo ti “caccio lì” via mail il mio Cv  e … cosa chiama cosa, ti ritrovi a fare da assistente-fotografa e video maker in via. Sarebbe  meglio dire ti ritrovi a fare il mulo che tira la via e fa sicura al fotografo impegnato nelle riprese degli allievi che, passo dopo passo, sulla delicata aderenza dello Schenun, si preoccupano un po’ di fare anche i modelli)… E che modelli, mentre alternano  faccia da panico con sorriso a 32 denti. Perché scalando è impossibile  mentire: le emozioni affiorano e lasciano il segno. Se poi accanto c’è qualcuno in grado di coglierle e di fermare l’attimo in un’istantanea, allora non solo vengono fuori, ma rimangono.
“Ma chi hai ripreso fino ad ora?”… “Dobbiamo andare più piano per le riprese?”… “Ma così mi riprendi solo il fondoschiena” (termine aulico!!... che poi chissà non fosse la parte migliore!) … “Ma mi riprendi sempre nei momenti peggiori”… SCALA SCALA E NON PENSARE A COSA TI RIPRENDE!!!  Insomma, piccole follie hollywoodiane e tante risate.
Dopo le vie lunghe e qualche tiro di falesia al Remenno, anche le esercitazioni di manovre su roccia: sosta base e calata in corda doppia (che poi è anche il nome di un celeberrifamosissimo blog :P).
E alla fine, da buoni arrampicatori a cui vengono insegnate tutte ma proprio tutte le regole del gioco, una più che meritata birra in compagnia.

Ta’


 

 

sabato 17 agosto 2013

16/08/2013 Via Mauri-Fiorelli alla Punta Torelli (Valmasino), 3137 mt

 
 
 
Diff: V+. soste a spit tranne le prime due lunghezze, chiodi in via

Lungh: 400 mt


Dalla Bolivia con amore.. si torna ad un classicone di casa nostra (o quasi): la Valmasino.
Cara vecchia Valmasino che, grazie a Raffo che paziente si subisce tutte le mie paturnie, mi regala una giornata di spettacolare granito.
Grigio - verde, lavoratissimo, solido. La via, di difficoltà assolutamente contenute, è una delle più ripetute dell'area che sovrasta il rifugio Gianetti (insieme alla Molteni al Badile, che però richiede un maggiore impegno in termini di velocità e di tempo a disposizione, e al più sostenuto Spigolo Vinci).
La nebbia, che la fa da padrona per l'intera giornata, filtra i raggi del sole, impedendoci un'ustione sicura! Sale e scende la nuvolaglia, lasciando qua e là qualche spazio al blu del cielo che... che è bellissimo... e anche se non è quello del Sudamerica, beh questo è il MIO cielo.
Un po' di neve ci rende difficile l'attacco (consigliati un paio di ramponcini leggeri per evitare  mega scivoloni) e degli omini messi da chissà chi ci allungano notevolmente il ritorno al rifugio*.
La via sale logica, prima attraversando a destra dalla base della parete fino ad andare a prendere la cresta, per poi seguirla fino alla croce di vetta. In alcuni tratti molto esposta, risulta sempre ben proteggibile con friend medi / nut o sufficientemente chiodata.
Dalla croce di vetta spettacolare la vista sul Badile e sulla Val Bregaglia.
*Ps: dalla croce di vetta seguire la cresta fino alla sella e POI scendere a sinistra per canale e sfasciumi che portano ad aggirare il Dente della Vecchia. Consiglio di NON SEGUIRE degli ometti che scendono in un canalino, sempre a sinistra, prima di raggiungere la forcella. Ci si ritrova su cenge pensili e sfasciumose proprio sopra le placche, con un paio di doppie d'emergenza, attrezzate da chi si è imbattuto qui prima di noi...
Ta'





venerdì 28 giugno 2013

La Fiamma - Pinnacolo di Maslana - genesi di una via...




Due generazioni e due modi diversi di vivere l’arrampicata, ma un’idea in comune. Si sono ritrovati a condividere lo stesso sogno a quindici anni di distanza l’uno dall’altro, hanno unito le loro forze e, guadagnando metro dopo metro, ce l’hanno fatta, dando vita al più severo di tutti gli itinerari d’arrampicata che costellano il Pinnacolo di Maslana. “La Fiamma” è la nuova figlia del monolite che, slanciato e possente, svetta su Valbondione. Ad aprirla l’alpinista Fulvio Zanetti di Albino ed Ernesto Cocchetti, guida alpina di Castione della Presolana. Sono saliti sulla parete est di questo obelisco roccioso incastonato tra i toni smeraldini delle foglie e i lampi giallo intenso dei maggiociondoli in fiore. La roccia del Pinnacolo, sebbene ricordi il granito, è frutto di un piccolo scherzo della natura: il verrucano, conglomerato residuo di una orogenesi antecedente la nascita delle Prealpi. Una sorta di mostro preistorico, idra o dinosauro, partorito dalla terra proprio lì, nel cuore delle Orobie.
Questa linea che sale, diretta, le asperità della parete, è rimasta lì inesplorata e si è fatta sognare per quindici lunghi anni. Chissà in quanti l’hanno guardata, forse di soppiatto, e desiderata. Chissà… Ma il destino, o forse il caso, ha voluto che le strade di questi due “valligiani doc” si incontrassero proprio qui, in quel di Maslana.

Qualche anno fa avevo immaginato una possibile linea diretta che salisse la parete est del Pinnacolo e, due estati fa, cominciai a scalarla assicurato da Valentino Cividini e Guido Valota, due cari amici – racconta Fulvio Zanetti. - Dopo i primi due tiri, finii su un vecchio tentativo, abbandonato, che terminava nel nulla una ventina di metri sopra. Mi sorpresi nel pensare che qualcuno mi avesse preceduto. Successivamente tornai con l’intento di sostituire i vecchi spit e, prima di continuare, mi informai su chi avesse chiodato quel tratto. Era curioso che qualcuno, a mia insaputa, potesse aver inseguito il mio stesso sogno e che, come dimostrato dai fatti, non fosse riuscito a portarlo a termine. Fu così che conobbi Ernesto Cocchetti, il quale aveva tentato la salita 15 anni prima. Pensai di informarlo circa la mia intenzione di proseguire da dove lui si era fermato e, subito, mi propose di continuare insieme”.

Un obiettivo comune e condiviso, il loro, guadagnato un metro alla volta, con la stessa trepidazione di un bambino ai suoi primi passi. Quando lo vedi da vicino Fulvio, quando ti racconta di questi passetti mossi su cliff, è lampante che non sta nella pelle. E gli occhi si fanno sbarrati come quelli di chi vede un fuoco d’artificio, e il sorriso largo come quello dell’innamorato che sogna la sua donna.

La via ci ha impegnati per una decina di uscite. Sole o pioggia poco contava, dal momento che la parete è strapiombante e si è “a tetto” - ironizza Fulvio. - Abbiamo chiodato salendo dal basso, usando i cliff solo per posizionare le protezioni. Per cinque lunghezze di corda le difficoltà sono state alte e c'era sempre la paura di finire su tratti non superabili in arrampicata libera, soprattutto nella seconda metà, dove la roccia è liscia e strapiombante. Fortunatamente è capitato il contrario: una successione di tacche e fessure ci ha aiutati a progredire lungo un percorso tortuoso ma logico, che segue il facile nel difficile, con tratti di estremo interesse dal punto di vista arrampicatorio”.

Arrivano in vetta a fine ottobre, giunge l’inverno e “La fiamma” torna ad essere un sogno, anche se più tangibile ora. La linea c’è, è stata salita. Otto lunghezze di corda, di cui quattro non ancora liberate, che attendono solo la primavera. Primavera che, manco a dirsi, tarda non poco ad arrivare. Fulvio attende con ansia il momento in cui potrà salirla nuovamente e, con lui, alcuni amici.

Quest'anno, nonostante il tempo spesso piovoso, con Maurizio Tasca, solo 21enne ma già forte scalatore, siamo saliti con l'obiettivo di liberare il terzo tiro, una fessurina di grado 7c, molto fisica e tecnica allo stesso tempo. L'assalto finale alla parete ha avuto luogo invece sabato 11 e domenica 12 maggio, sempre con Maurizio e con la collaborazione di Mauro Gibellini e Diego Pezzoli di Clusone. Per guadagnare tempo, abbiamo deciso di bivaccare sulla piccola cengia battezzata solarium, che si trova esattamente a metà via. Anche grazie a loro “La fiamma” è stata interamente salita in arrampicata libera. L’arrampicata è così, un’esperienza tra fatica, sogno, estasi e lavoro di squadra. Un grazie di cuore a tutti gli amici che sono stati coinvolti. Chi più e chi meno, tutti hanno contribuito. Chi ha portato il materiale, chi ha provato a liberare i tiri, chi li ha riprovati e chi alla fine è riuscito a liberarli, chi ha incoraggiato gli altri, chi ha fatto le foto, chi ha portato l'acqua, chi ha sopportato il freddo e il vento, chi ha raccontato barzellette, chi ha ballato, ma più semplicemente chi alla fine di tutto ha sorriso”.

...BRAVO FULVIO, BRAVI TUTTI!!!!!

Ta'

lunedì 13 maggio 2013

12/05/2013 Cochise - Val di Mello (SO)

Diff: VII (VI obbl.)
Lungh: primi 2 tiri di Kundalini + 100-120 mt circa

Cochise fu uno dei più famosi leader Apache (assieme a Geronimo) che resistette alle intrusioni del Messico e degli Stati Uniti nel suo territorio . È stato descritto come un grande uomo (per il tempo), muscoloso, con lunghi capelli neri che teneva nello stile-Apache.

Per me Cochise è solo una cosa. Una salita. Desiderata tanto la scorsa stagione, ma rimasta lì... nel limbo dei sogni, quelli impalpabili. Non perchè lunga, difficile, ma semplicemente perchè non c'è stata quell'occasione...Fatta quest'anno, totalmente fuori allenamento, sofferta, ma fonte di soddisfazione. Liberazione, catarsi, in un momento in cui del tunnel, davvero, sembra di non scorgere la fine.

Primo tiro, sopra l'Ala di pipistrello
La via parte sopra l'Ala di pipistrello, quindi sono obbligatori (per arrivare alla prima lunghezza) i primi due tiri di Kundalini. Con Raffo siamo saliti non attaccando da Kundalini originale, ma dalla variante in fessura, per arrivare sotto il tettino che, in traverso porta alla prima sosta (Tetto ad ala di pipistrello).
Primo tiro di Kunda, per la variante di V (fessura verticale proteggibile a friend)
Sopra l'Ala (attenzione alla fessurina che tira a dx con passo aleatorio per arrivare alla sosta da cui parte la via) la Valle si apre sotto di noi, le placche sopra, l'arco di Kunda ancora non si vede....
Il primo tiro di Cochise, via aperta da un Rampichino ancora 17enne (almeno per quanto riguarda la prima lunghezza), è una bella placca di VI, tutta funghetti e risalti, con passo delicato appena sopra la sosta.
La fessurina che, posta appena uscita dall'ala di pipistrello, porta alla sosta da cui ha inizio Cochise
Il secondo tiro può essere spezzato in due (ma non convieneI per by passare una cengia erbosa. Una parete grigio nera con passo di VII di equilibrio davvero precario e uscita in sosta delicatissima.

Raffo, appollaiato su un "gradino", appena sotto il passo duro...ALE' Raffo!!!!!
L'ultimo tiro... acci...l'ultimo tiro... come definirlo... lo danno più semplice rispetto agli altri (e quindi uno Str... a caso l'ha chiodato più lungo!!)...lo danno solo 5c maaaaa... diciamolo candidamente: una ringhierata nei denti!!! Di quest'ultimo foto non ce ne sono (la tensione era troppa e certo non si potevano staccare le mani dalla corda per scattare le foto!).
La sera, chiacchierando, il Merizzi (il Mito!!!) mi scrive "l'aderenza è come il sesso, va presa di slancio, non occorre allenarsi..."... sì sì, ma come un po' per tutto, fare un po' di pratica mica fa male!!!
Ta'

sabato 27 aprile 2013

26/04/2013 Vietato vietare, Val Masino (SO)

Lungh: 145 mt
Diff: 6a max.

Al parcheggio del Remenno si dorme bene. Niente luci, nessun rumore. Peccato per quelle brutte scottature sulla schiena, che mi hanno costretta a dormire sul lato o a "pancia in giù"...
Mi sveglio, stropiccio gli occhi, mi stiracchio, butto un occhio al cielo che appare subito grigio. Beh, almeno non piove. Scendo dalla macchina e cerco il "sasso della pipì". Proprio mentre rendo onore la suo nome, sento una pioggerella leggera, quasi una spruzzata di vapore fresco, come le "doccette di Gardaland"...
Guardo sù e lo dico ad alta voce, "pioggia".
Con Raffo decidiamo allora di fare una via corta, a spit e con calate comode (in modo da poter ripiegare su una ritirata strategica super veloce), praticamente attaccata alla strada.
Dopo la colazione al Kundaluna (da provare assolutamente le brioches al cioccolato, dentro c'è una crema simile alla nutella!!!) saliamo verso i Bagni di Masino e ci fermiamo sulla struttura chiamata "El Schenun".
La via più ripetuta di questa parete è senza dubbio la Coda di dinosauro, solcata, però, da una bella colata di acqua. La pioggerella si fa intanto più fitta, ma leggerissima, tanto da non fare in tempo a bagnare i vestiti.
Attacchiamo allora l'adiacente "Vietato vietare", a destra della Coda. Un'infilata di spit da seguire a goccia (una goccia anticonformista però, che va dal basso verso l'alto!), con tratti di placca lavorata, qualche vena di quarzo e qualche fessura.
Man mano che saliamo la pioggia si fa sempre più intensa, ma facciamo in tempo a fare comunque le doppie, relativamente asciutti. Riscendiamo a San Martino a farci un caffè al Kundaluna, sono le 11 e ora piove per davvero. Ci accoglie Ketty con un "Ben svegliati"... E noi: "Eh? Ma guarda che noi abbiamo già fatto la via"... Ketty: "Nooo, ma voi che droghe prendete? Guardate che crea dipendenza".
Sì, effettivamente non è stata una gran via, ed effettivamente non era una gran giornata... ma vuoi mettere che soddisfazione indossare il foularino frikkettone?!? :)
Kiss kiss
Ta'




venerdì 26 aprile 2013

25/04/2013 I punti di Berti, Monte Piezza, Val Preda rossa (SO)

Lungh: 200 mt circa
Diff. VI max.

Avevo appeso le scarpette al chiodo. Me ne ero convinta. Da quattro mesi vedere foto di vie non mi dava più alcuna emozione. Zerooo! Poi, un paio di settimane fa, contatto il mitico Belingheri (capo servizio sport de L'Eco di Bergamo) e gli propongo un pezzo sul Melloblocco. Non mi risponde subito. Insisto un po', raccontandogli che sono tantissimi ì bergamaschi che vi partecipano, che se vuole gli faccio una lista, che non si può non parlarne. Quando la fatidica lista di partecipanti arriva ad una cinquantina, il Beli mi dà l'ok.
Nel frattempo, grazie a Raffo scopro l'esistenza di un tal Federico Madonna, nativo di Alzano, morto giovanissimo, tra i primi sassisti della Valle. C'è la storia. La storia mai scritta. Non sto più nella pelle.
Incontro Ennio Spiranelli e Jacopo Merizzi, i quali mi forniscono informazioni e foto.
Nasce così la storia di Federico, apprezzata da L'Eco e pubblicata in una pagina interamente dedicata al Melloblocco (e riportata di seguito), e... magia... torna la voglia di scalare!







Un talento straordinario e una forza esplosiva, uniti a quel pizzico di irresponsabilità che caratterizza i fuoriclasse. In soli due anni riuscì a far capire a tutti di che pasta era fatto. Di cosa sarebbe stato capace, purtroppo, lo si può solo immaginare. Federico Madonna, nativo di Alzano Lombardo, classe 1961, morì infatti non appena compiuti i 18 anni, in un banale incidente in canoa. Troppo presto per passare alla storia. Troppo presto perché si potesse scrivere di lui. Ma ciò non significa che lui, Federico, non abbia lasciato un’impronta di sé in Val di Mello. Fu il primo bergamasco a salire quelle pareti e ad arrampicare sui sassi, oltre ad essere il più veloce sassista di sempre.
Ricostruire la vita di questo ragazzo non è facile. La sua storia è passata di bocca in bocca, ma il tempo tende a cancellare i ricordi, rimasti vividi solo nella mente di chi lo ha conosciuto.
“Era uno sportivo eccezionale– racconta l’alpinista Bergamasco Ennio Spiranelli, di Nembro –Il padre, proprietario di una macelleria ad Alzano, raccontava che, da quando il figlio aveva scoperto l’arrampicata, lo trovava spesso ad allenarsi, nel retro della macelleria. Io lo vedevo in Cava, a Nembro, scalava sulla parete che ora, in sua memoria, porta il suo nome”.
Federico era giovane, forte e rivoluzionario, in aperto contrasto con gli ambienti conservatori di quell’alpinismo classico nel quale predominava la competizione per il raggiungimento della vetta, che si ostinava ad utilizzare lo scarpone rigido e che arricciava il naso davanti alle moderne scarpette da arrampicata che già spopolavano tra gli scalatori della Yosemite Valley, in America.
A cambiare la sua vita fu l’incontro con Jacopo Merizzi, qualche anno più grande di lui, oggi guida alpina e memoria storica della Val di Mello. Con lui, Federico conobbe la Valle, sposò immediatamente l’etica dei sassisti e trasferì lì, per due anni, tutta la sua attività alpinistica.
Ha raccontato di Federico con naturalezza, come di un fratello minore. Gli occhi tersi come il cielo nelle belle giornate di sole, però, mal celavano la commozione.
“Federico era istintivo, saliva, senza pensarci due volte. Era il periodo esplorativo della Val di Mello. All’epoca gli alpinisti erano solo di passaggio, diretti verso gli imponenti Badile, Cengalo, Picco Luigi Amedeo. Guardavano di sfuggita le pareti della Valle, considerate inaccessibili: placche di solido granito, liscio e improteggibile. Non una tacca su cui appoggiare lo scarpone, non un appiglio da stringere. Fummo noi “sassisti” che, a partire dal ’75, iniziammo a pensare di scalarle. Con le scarpette, ovviamente, non con gli scarponi. Volevamo cambiare il modo di arrampicare, spingerci dove l’alpinismo classico neppure osava immaginare e Federico si unì immediatamente a noi”.
Insieme al gruppo dei “sassisti” Federico scalò molte vie aperte in quegli stessi anni in Valle. Vie che ancora oggi incutono timore. A lui si deve l’apertura della storica “Patabang”, di difficoltà non elevatissime ma poco ripetuta perché completamente improteggibile.
Sulla Presolana esiste anche la via “A Federico”, aperta in memoria del giovanissimo fuoriclasse bergamasco da Ennio Spiranelli, nel 1981.

VIA I PUNTI DI BERTI AL MONTE PIEZZA, IN VAL PREDA ROSSA

La via sale a sinistra delle più famose (e più interessanti Ottobre Rosso e Cattoalcolisti), ma come ho detto, dopo i mesi di ferma, l'obiettivo non era certo la "viona" ma bensì vedere come fosse la sensazione di appoggiare nuovamente le mani sulla roccia.
Una bella sensazione: il calore del sole, la brezza leggera, i panorami immensi.
La via è chiodata a spit, a tratti un po' lunga, ma anche integrabile.
Si sale su placche di granito lavorato, alternate da tratti a gradini e un paio di cenge erbose. Interessante l'ultima lunghezza, una bella lama (passi di VI), ben spittata e, qualora necessario, proteggibile con friend piccoli seguita da una bella placca lavorata (V+).
Ta'




lunedì 7 gennaio 2013

05/01/2013 Via Frecce Perdute, Antimedale (Lc)

Diff: 6a
Lungh: 120 mt
Uscita sulla variante Lasa a ca' il caschett (6a+)

Gigi sul primo tiro

La partenza sul terzo tiro

Un tratto della variante Lasa a ca' il caschett (quarta lunghezza)
Via corta (4 tiri), strana e molto, molto più varia di quanto mi aspettassi.
Sabato io, Raffo e Gigi partiamo alla volta del Medale, obiettivo la via Myriam per poi arrivare in vetta tramite ferrata. Il sole è caldo, anche se io lamento un po' di mal di testa.
Arriaviamo all'imbocco del sentiero e il cartello "ferrata chiusa per caduta massi" ci fa cadere le braccia... Come chiusa? Ma una settimana fa questo cartello non c'era... Dobbiamo ripiegare e mi salta in testa che non ho mai fatto Frecce Perdute, sulla vicina e altrettanto assolata parete dell'Antimedale.
Detto fatto, tanto il sentiero di avvicinamento è lo stesso!
Giunti sotto la parete, per la seconda volta nel giro di mezz'ora, siamo presi dallo sconforto: ma in quanti hanno avuto la nostra stessa idea? Una media di due/tre cordate su ogni via... Salendo per il ghiaione raggiungiamo Frecce. La cordata che ci precede non è velocissima... ma ormai siamo qua...
Dopo una buona ventina di minuti sotto la parete (e dopo avere sterminato tutte le provviste, che consistevano in una Kinder Brioss) attacca Raffo e in men che non si dica è in sosta.
Il primo tiro è... non saprei come descriverlo, non duro... semplicemente strano: un diedro dal gusto alpinistico (anche se ottimamente chiodato a fix e con qualche chiodo)... alpinistico anche per quanto riguarda le fessure terrose e a tratti umide (sebbene non piova da giorni e la temperatura si aggiri attorno ai 20 gradi!!!). Insomma non è certo la mia arrampicata, ma Raffo e il suo papy se la cavano egregiamente, decisamente meglio della sottoscritta.
Il tiro successivo è corto e porta sotto alla placca sulla quale salgono i due tiri finali di questa via. Due bei tiri di placca di 5c e 6a+ (noi abbiamo fatto la variante che sta sulla sinistra "Lasa a ca' il cashett"). Qua la musica cambia e l'arrampicata diventa più piacevole e mi fa quasi pensare che ne sia valsa la pena, in fondo, e peccato che siano solo due...

Ta'

sabato 29 dicembre 2012

29/12/2012 Via degli Istruttori, Antimedale (Lc)

Diff: 6a (5a obbl)
Lungh: 220 mt

Via facile e divertente, dalle difficoltà moderate, che si snoda in 7 lunghezze piacevoli, soprattutto se accompagnati (come nel nostro caso), dal tepore del sole decembrino.
Con le temperature della stagione invernale anche il tanto temuto "unto" si è fatto sentire pochissimo.
La via è interamente a spit (non troppo ravvicinati, tuttavia e possibile integrare con friend... e un paio li ho anche "picchiati dentro"). Le soste sono comode, a spit e collegate da catena.
Considerato che non scalavo in via da settembre, non è andata poi malissimo!!!
Molto carino ed estetico il diedro del penultimo tiro.
Ta'


domenica 23 settembre 2012

22/09/2012 Ape Maia - Arco di Tn

Diff: 6a+ (5c obbl)
Lungh: 200 mt

Via situata sulla parete di San Paolo, a due passi dalla strada, carina e adatta per le mezze giornate libere...
Le lunghezze sono tutte ben protette (necessari solo rinvii e cordini), le soste collegate con catena, la roccia generalmente buona anche se a tratti un po' unta.
A mio parere sono meritevoli il diedro del quarto tiro e la bella placca atlertica, oltre che lavorata, del quinto.
La discesa è comoda e veloce, a piedi, lungo il sentiero nel bosco che porta alla base della parete.
Ta'





martedì 7 agosto 2012

26/07/2012 Pipistrello al sole - Val di Mello

Diff: 6b+ (6a+ obbl.)
Lungh: 160 mt

Via moderna che sale le ripide e lisce placche che caratterizzano la struttura. La spittatura, decisamente generosa nei primi due tiri si allunga un po' nell'ultima lunghezza (rimanendo comunque ben distante dalla povertà di spit tipica del canone mellico).
Sebbene il tiro più duro sia il primo, anche il secondo e l'ultimo risultano essere comunque sostenuti.
Il terzo è un tiro di raccordo, su placca di terzo grado, appoggiata.
Questa via permette di provare a misurarsi con l'aderenza splat senza troppi patemi d'animo.
Nonostante la spittatura a prova di azzeraggio (sui primi due tiri, lo stesso non vale per il quarto), la via non va comunque sottovalutata e richiede una certa dimestichezza su placca.
Ta'
Primo tiro

Quarto tiro