giovedì 25 agosto 2016

Nomade sì... ma con appoggio!


Una nomade con appoggio”, dove l’appoggio sarebbe la mia residenza in provincia di Bergamo. Ho sorriso quando, qualche giorno fa, il mio fratellino 17enne mi ha definita così. “Mia sorella è una specie di nomade, ma con appoggio”. Ha detto proprio così. E me lo immagino mentre pronuncia questa frase, con quel fare canzonatorio e quel suo sorriso sornione. E allora la mia mente corre a metà agosto quando, in Val Tesino, scattavo con il cellulare e giusto in tempo prima di vederlo definitivamente in modalità OFF, la foto dei miei piedi accavallati all'entrata della tenda. Piedi che ridono, affaticati dal continuo su e giù per sentieri che non conosco. Senza meta ma con la voglia di andare. Piedi che entrano in fibrillazione e dicono "questa sì che è vita". Piedi nomadi, che si sentono a casa solo lontani da casa. A 300 chilometri dall'ufficio e dalla quotidianità e che sognano di averne altrettanti, di chilometri, da macinare sotto le suole. Piedi che possono svegliarsi la mattina e decidere di volgere a destra, a sinistra oppure di rimanere fermi. Piedi che stanno sempre due passi oltre la testa, perché tanto a guidarli è il cuore. Se potessi scegliere cosa fare nella vita, se fosse un mestiere, sceglierei di fare la vagabonda. Perché solo una “vagabonda per scelta” può permettersi il lusso di ascoltare cuore e piedi, e basta. Perché addormentarsi accanto ad un ruscello, cullata dal bisbiglìo dell’acqua, essere svegliata in piena notte dalle gocce di pioggia che punteggiano la tenda, aprire le palpebre con il taglio di sole che penetra la fenditura del proprio giaciglio, non ha prezzo. In un mondo dove tutto ha un valore quantificabile in denaro, questo è quello che non ha prezzo e che mi ricorda quando sia bello vivere. E anche se per un periodo di tempo limitato, che coincide con “l’evasione estiva”, è quella cosa a cui non potrò mai rinunciare. E così ogni anno è la stessa storia: zaino, tenda, piedi, cuore e via. La direzione è una, la meta invece non esiste: si definisce di giorno in giorno, ora dopo ora, a seconda di quello che  cuore decide di fare. I piedi e la testa, di conseguenza, seguono.

Tatiana Tia Bertera Manzoni


martedì 17 maggio 2016

#weareMelloblocco: ma che bello che è!


Niente, come il Melloblocco, è capace di farmi tornare la voglia di mettere le mani sulla roccia e di stare con quella pazza, bellissima, spettacolare compagnia che sono gli scalatori. Boulderisti, falesisti, alpinisti... al Mello siamo tutti uguali. E sarò una "buonista", una di quelle che vede la vita tutta "rose e fiori" (sotto con le critiche, che anche quelle fan bene, meglio dei complimenti talvolta!), ma lasciatemelo urlare a squarciagola: IL MELLO2016 è stato uno SPETTACOLO! E ve lo dico io, che ho lavorato, che non ho neppure indossato le scarpette, che i melloblocchisti li ho visti da "fuori". Ho aspettato un paio di settimane a scrivere sul blog, perchè volevo lasciar sedimentare il tutto e vedere, a distanza di una quindicina di giorni, che cosa sarebbe rimasto del ricordo di questo evento. L'ho fatto e ora sono pronta a dire la mia. Ho anche assistito alle "povere" quattro polemiche che hanno fatto seguito ai giorni della manifestazione. Posso capire tutto e in genere sono una persona comprensiva, ma devo dire che certe osservazioni (quelle sui parcheggi, così come quelle dei fermi e degli arresti) mi hanno disegnato il sorriso in volto. Alcune polemiche hanno sfiorato il ridicolo, oltre ad essere totalmente gratuite, controproducenti (nei confronti dell'economia della Valle) e volte a far notizia (sì, parlo di quei quattro "giornalistucoli" della cronaca locale, che pur di far notizia si venderebbero la propria madre.... Critica palesemente riferita alla categoria di cui faccio parte, senza fare di tutta l'erba un fascio, ovviamente). 



Cosa ho visto io? Personalmente (sono arrivata mercoledì sera e ripartita domenica, al termine delle premiazioni) ho visto un'organizzazione abbastanza matura e in grado di far fronte alle piccole grandi problematiche che un evento del genere presenta (pronta a prendere atto di quello che non ha funzionato e di farne tesoro per l'anno prossimo). Ho visto anche un numero leggermente minore di espositori e questo mi spiace assai, ho visto tanti giovanissimi/giovani e meno giovani mettersi alla prova sui sassi. Ho visto ragazzi e persone educate (e lo voglio sottolineare, andando contro a chi dice che le persone che arrivano in Val di Mello in occasione del Melloblocco rovinano/deturpano la valle). Ne sono passati tanti, si dice addirittura 8.000. Voglio dire, 8.000 persone che hanno passeggiato, bevuto, mangiato, pisciato, ecc ecc... Guardate un po' come trovate lo spazio pubblico dopo, ad esempio, un concerto al quale hanno partecipato 8.000 persone (!!!). Avreste dovuto fare un giro in Valle, invece, domenica sera... e POI pronunciare sentenze. Ho visto ragazzi che dopo aver mangiato le patatine, sotto ad un sasso, rimettevano il "sacchetto vuoto" nello zaino e se lo riportavano a valle... Mentre invece ho visto ( e continuo a vedere) allegre famiglie di trekker che, durante la passeggiata domenicale, lasciamo la carta della caramella per terra, sul sentiero).



Tornando a noi, ho visto gente serena e con tanta voglia di scalare, di fare festa la sera, di divertirsi. Ho visto giovani molto più "sani" di quelli che mi capita di vedere quando entro in un a discoteca di sabato sera. Ho visto chi magari ha bevuto una birra di troppo ed è stato messo a letto dagli amici... e l'ho anche rivisto la mattina seguente, al bar, di buon'ora a farsi un caffè e lamentarsi di quanto era stato cretino... 
Ho visto gente che ha partecipato alle serate culturali, guardato i filmati, assistito alle presentazione dei libri. Ho visto quelli che si alzavano alle 7,30 di mattino per fare Yoga pre arrampicata. Ho visto tutto questo. Tra una foto, una pubblicazione su Facebook e una su Instagram, una condivisione su Twitter e un album su Flikr, ho visto questo.

E alcuni articoli dai toni polemici, i giorni successivi all'evento, mi hanno sinceramente disgustata. Non fatta arrabbiare, ma sorridere. Era evidente che chi ha scritto, chi ha pubblicato, lui, questo Melloblocco, non l'ha proprio vissuto!



lunedì 7 marzo 2016

06/03/2016 Rif. della Corte - La Motta (Val Gerola)

Dislivello: 900m circa (Partenza da Sacco)
http://www.rifugi.lombardia.it/sondrio/cosio-valtellino/rifugio-della-corte.html
Con gli sci o con le ciaspole (scegliete gli sci oppure la tavola, che merita!) questo itinerario è adatto a tutti e fattibile con qualunque condizione di neve. Quindi, anche se ha nevicato fino al giorno precedente, anche se il bollettino dà rischio marcato, la salita al rifugio e la zona de La Motta, sono luoghi relativamente sicuri. Uso "relativamente" perchè in montagna la sicurezza al 100% non esiste. Punto. E ognuno deve fare come ritiene più opportuno per se stesso e per la propria incolumità. Personalmente sono una "cacasotto" e piuttosto che avere anche solo il dubbio di poter correre qualche rischio, non mi muovo. In Lombardia ci sono ben pochi luoghi dove è possibile andare con rischio 3 o 4. A mio parere il Rif. La Corte è uno di questi. Dalla Motta poi, autentico balcone della Bassa Valtellina, si gode di una panoramica mozzafiato su Orobie, Alpi Retiche ed Alto Lario.
E così si parte. Con Mauro che, tavola a spalla, farà oggi la sua prima esperienza in neve fresca. La salita da Sacco (abbiamo lasciato la car poco dopo il centro sportivo, incuneato in cima al paese, in prossimità di una piccola chiesetta) si inerpica dapprima lungo una strada panoramica (una vecchia mulattiera?) e poi zig-zaga sù per un bosco fitto fitto e, oggi, letteralmente ghiacciato...

Sbuchiamo nei pressi del rifugio e ad accoglierci ci sono Corrado (il rifugista) e Kurt (il suo cane). Caffè veloce, una scaldata di fondoschiena davanti alla stufa e si riparte, alla volta de La Motta. Il sole è tiepido, primaverile. La traccia super-battuta, segno del fatto che oggi sono stati in tanti a scegliere questa come meta. Una volta giunti in cima (sono ancora virca 500 metri di dislivello dal rifugio) è possibile vedere il vicino Pizzo Olano, e la cima Rosetta, su cui sono stata un paio di settimane fa. La voglia di salire c'è...ma oggi no, troppo rischioso, ci si ferma qui. Tre due uno... spella, metti la giacca, togli le ciaspole e infila la tavola, e siamo pronti per la discesa. Che è bellissima. La neve è morbida e polverosa. Pure io, che non sono davvero "il drago della fresca", mi diverto un sacco. Questi sono i giorni in cui mi sento davvero fortunata. Basta poco, pochissimo, per essere felici, felicissimi.


Corrado è un personaggio di quelli da conoscere. Gentile, brillante e nel contempo alla mano. Stiamo un po' con lui al rifugio e scopro che abbiamo amicizie in comune importanti, primo tra tutti il buon Manolo. Al rifugio della Corte troneggia infatti un poster di lui, del Mago, con tanto di dedica...