lunedì 14 settembre 2015
Outdoor Shop Test - day1
venerdì 11 settembre 2015
4-6/09/2015 Rock Master Festival e Campionati del Mondo Giovanili di Arrampicata Sportiva
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| Gli occhi dicono tutto!!! |
Emozione grandissima l'applauso andato a John Ellis, ideatore di CAC - Climbing Against Cancer. Un applauso infinito, lunghissimo, per una platea che si inchina davanti alla forza e alla tenacia di John, uomo che si adopera di giorno in giorno, che ce la mette tutta, per continuare a lottare nonostante la malattia. A lui, la Giuria ha deciso di asegnare l'annuale Dryarn Climbing Ambassador by Aquafil, merito che va al personaggio che, in qualche modo, ha saputo dare un contributo importante, unito ad una visione "un po' speciale", al mondo climbing. E chi meglio di lui che, ha saputo coinvolgere una cosa come 25.000 persone (sia climbers che non), che hanno acquistato, indossato le coloratissime magliette CAC e contribuito alla causa? Tutto il ricavato (ad oggi circa 500.000 euro) è andato alla ricerca contro una malattia che, possiamo dirlo, tocca in maniera più o meno ravvicinata, davvero tutti.
Gli Oscar dell'arrampicata, ovvero il Salewa Rock Award e La Sportiva Competition Award sono andati, rispettivamente, ad Alex Megos ed Adam Ondra.
| Ashima Shiraishi |
Nome: Ashima. Cognome: Shiraishi. I lineamenti del viso, così come la corporatura, le fattezze chiaramente asiatiche non fanno certo pensare ad una "born in the Usa". Timida, riservata, quando arriva con imbarazzante disinvoltura a mettere la corda in catena (parlo delle finali Lead), gesto che la consacra campionessa del mondo U16 sia nella specialità Lead che nel Boulder, non esulta in maniera smodata. Si fa calare, composta, e guarda con quei due occhietti luminosi qualcuno che sta sotto di lei (compagni di squadra? Famiglia? Allenatori?). E noi, in sala stampa, a guardarla progredire con la bocca aperta (Noi, ovviamente! Lei, leggiadra e serena). A vederla superare come se nulla fosse quei passaggi che, poco prima, avevano mandato in crisi le avversarie... Ashima, un altro pianeta, un altro mondo. Ashima, una che il titolo se lo è decisamente meritato.
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| Ondra Vs. McColl |
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| Il Climbing Stadium illuminato, durante il Duello |
Il "Rock Master Duel" è la gara esclusiva inventata quasi trent'anni fa in quel di Arco, nella quale gli 16 migliori climber a livello mondiale (8 uomini e 8 donne) gareggiano in un testa a testa, ad eliminazione diretta. Vederli è emozionante. Sono i migliori e non sai bene per chi fare il tifo. La tua testa dice "Per l'italiano/a!!!" ma poi vedi che lì ci sono i tuoi miti, quelli che da sempre vedi nei video di Planet e di Up, quelli che chiudono i tiri "monster"... e allora finisce che fai il tifo un po' per tutti. Ho fatto così anche lo scorso anno, attaccata alla diretta tv. Quest'anno, da dietro il vetro... beh... può parere strano ma mi sembrava di stare ancora davanti allo schermo della televisione! Immagino, anzi ricordo, l'emozione di starci sotto, in mezzo alla folla... indimenticabile. A darsela di santa ragione, a tenerci lì sulle spine, Adam Ondra e Sean McColl. Salgono alla velocità della luce i due (il tiro è gradato tra il 7c+ e l'8a ma loro lo scalano come fosse un 5b... e già lì dici, vabbè, son marziani!), passano il lancio che si trova nella prima parte della via, poi il movimento delicato (o almeno lo sembra) e d'equilibro che cambia il ritmo di scalata. McColl è più fluido e ne ha decisamente più del velocista. Ondra invece sale a scatti. Per un attimo lo dico ad alta voce "Ma è davanti McColl, guarda, sta andando più veloce, vince lui!". In parte a me Vinicio di Planet Mountain, uno che ne sa di gare, di alpinismo, di arrampicata. Da una vita segue il mondo della montagna e, insomma, ne sa. E dall'alto della sua esperienza, gli occhi fissi al vetro, mi risponde: "Guardalo, che tigre. Ondra vuole, vincere. Non vuole perdere. Non può." E pronuncia che quei "vuole" e quei "non" con un'enfasi tale che mi zittisce (e zittire me, ci vuole tutta!!!). Nulla da fare, Vinicio ne sa! Sotto il tetto McColl è ancora in vantaggio. Il passaggio richiede un movimento tecnico: si arriva, addominali tesi, ci si gira, con eleganza ,e poi si riparte. McColl lo fa, con la fluidità che lo contraddistingue. Ondra invece sembra capire che quel movimento, tecnico e bello, è solo una perdita di tempo. Passa via dritto. Fuori il braccio. Una spinta poderosa, uno scatto verso l'alto, poi le gambe. E via. Tocca il top per primo. Vinicio ne sa. E Ondra è un campione... questa si chiama tattica di gara...
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| Fiesta!!! |
E poi, va beh, arrampicata e climbers fanno rima con festa. La festa dell'arrampicata, dello stare insieme, del condividere una passione, dell'essere lì. Ancora, come sempre. Tra chi conosci e stra chi non conosci. Ma quel che conta è essere lì, tra chi ha vinto, chi ha perso e chi si cimenta in un improbabile "Gam Gam Style". E io, quest'anno, al Rock Master Festival, al party, a tutto, ci sono stata.
lunedì 31 agosto 2015
31/08/2015 Gnanca omo! - Pensieri vaganti di due settimane girovaganti
Un libro? Non credo di aver mai recensito (forse meglio dire "parlato", le recensioni le lascio a chi le sa fare!) di mia sponte un libro! E' capitato, per lavoro, ma che decidessi di farlo io, mai! Eppure mi ritrovo qui, ora, nel letto, con il pc sulle gambe e una gran voglia di raccontare! Perchè, lavoro a parte, scrivere rappresenta una delle mie passioni, oltre che uno splendido "calmanima" (sì, quando scrivo per me, mi prendo pure licenze poetiche!). Perchè a me piace raccontare storie. E nelle mie storie, in quelle che preferisco, non c'è il grande eroe, o il campione di turno, ma un uomo normale. (Che poi, diciamocelo, se vedi una persona e vuoi raccontarla, allora questa persona tanto "normale" in fondo non è!).
Dietro questo libro si nascondono un uomo, una vicenda divertente e, scoperta postuma rispetto al momento del fatto qui descritto, un'ottima scusa per leggere.
Allora, da dove comincio? Semplice... comincio da un posto semplice. Locanda Italia. Sono lì seduta al tavolo di legno. Alle mie spalle una sfilza di guide di arrampicata, bike, trek, naturalistiche... e una vetrinetta tipo teca, con i sacrissimi numeri di Alp e Pareti. Non so dove guardare. Sto aspettando e mi guardo le dita. Lo trovo un atteggiamento un tantino stupido e decido di accaparrarmi qualcosa tipo libro o rivista, per ingannare il tempo e non essere costretta a guardarmi le dita.
D'istinto prendo quello con la copertina gialla, sintomo del mio buon umore del momento, il bimbetto sopra e il titolo in dialetto. Mi risiedo e inizio a leggerlo. Salto l'introduzione. Tanti dicono che è importante, ma io la odio, perchè se prendi un libro significa che vuoi leggerlo, e se vuoi leggerlo l'introduzione ti allontana dal momento in cui inizierai la vera lettura.
Mi piace subito. Il linguaggio è semplice, schietto e diretto. Lo senti che ti parla, l'autore, e invece no, lo stai leggendo. Sono le ultime ore della giornata e la lettura scorre veloce. Alcuni aneddoti poi sono davvero simpatici. E te le vedi le cose. Questo bambinetto che vive in questo mondo di non molti anni indietro, lo stesso in ci vivo io, ma così diverso dal mio. E la vedi la corsa in ospedale della mamma partoriente, e lo zio frate che un giorno compare con una donna accanto (e non è più frate). E i ragazzetti che in oratorio giocano a giochi dai nomi a me sconosciuti.
Leggo e leggo, fino a pagina 14, quando scoppio a ridermela da sola. L'uomo seduto dinanzi a me mi guarda e chissà cosa pensa... Allora, mi viene naturale, lo guardo e gli dico: "No, sai, rido perchè questo libro è troppo bello, mi sto scompisciando. Pensa che qua il tipo dice di essere nato davanti alla portineria dell'ospedale, perchè la mamma non aveva fatto in tempo a raggiungere la sala parto, e quindi per questo ha l'imprinting del vagabondaggio... Perchè è nato davanti a una porta. Ora scrivo un messaggio a mia mamma, la informo dove sono di preciso e le chiedo se mi ha partorita davanti a una porta".
L'uomo sorride e mi sembra sorridere proprio di gusto. Allora tento la mossa da intellettuale e incalzo (andando a vedere la parte biografica): "Mmm, Paolo Perini, di Bassano del Grappa...uno scrittore locale. Lo conosciamo?". (Riferendomi al fatto che nel locale ci fosse, a disposizione degli avventori, questo libro).
Lui mi guarda, il sorriso sembra allargarsi e mi risponde "Beh, sì, sono io...".
Scoppio a ridere, piegata in due sul tavolo, e probabilmente anche in modo rumoroso. Rido e dico "Oh, solite figure che faccio, non sapevo...". E rido.
"Non preoccuparti, questi sono i complimenti veri, quelli sinceri, non quelli che ti arrivano da chi sa e che magari deve farti i complimenti".
E niente. E poi si va avanti e si parla un po', fino a che non arriva per me il momento di andare. Alla fine Paolo, il libro, me lo regala. E a me sembra di aver ricevuto un dono preziosissimo. Un libro direte... No! Ho ricevuto in dono 154 pagine di carta stampata, una sana risata, una nuova persona conosciuta, un ricordo e la possibilità di rivivere un mondo un po' vecchio (non me ne voglia Paolo, se mai leggerà... non si tratta di un vecchio nel senso "anagrafico" del termine) e un po' nuovo, che difficilmente può tornare a rivivere. Una realtà di provincia, descritta con gli occhi di un bambino, la lingua di un adulto e il cuore di chi ha vissuto non tanto, non poco, ma il giusto.
E ora sono qua, nel mio letto, che leggo, sorrido e ricordo l'uomo dagli occhi inteneriti che mi ha salutata con un bacio sulla guancia.
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