giovedì 3 aprile 2014

MAURIZIO GIORDANI... SPUNTI DI RIFLESSIONE

Grande affluenza di pubblico per il secondo appuntamento della kermesse dedicata all’alpinismo (e all’arrampicata) e che ha visto come protagonista, questa volta, il trentino Maurizio Giordani.



Cosa dire? Che scrivere di un big del calibro di Giordani? Inutile esprimersi su argomenti che già sono, per gli appassionati, di pubblico dominio. Come ben sottolineato da Giovanni Viganò (lo Sherpa per gli amici) in apertura di serata, Maurizio ha un curriculum alpinistico di tutto rispetto (“da far paura” sono state le parole esatte, uscite dalla bocca del Giò…): espertissimo conoscitore della Marmolada (si ricordano, tra le numerosissime salite, la prima invernale al Pesce e la prima solitaria di Tempi moderni), ha alle spalle oltre 50 spedizioni in tutto il mondo, dalle vette più alte sino alle salite più estreme. Un uomo non di parole, ma di “fatti”, che poi, alla fine, sono quelli che contano.
E siccome i fatti già ci sono e tutto il resto, come cantava il buon Califano, è noia… Ecco qualche frase (riportata in maniera quasi letterale) pronunciata da Giordani durante la serata tenutasi venerdì 21, presso la palestra Orizzonte Verticale di Ronco Briantino e dalla stessa organizzata, che funge a parere mio da “spunto di riflessione per un miglior modo di vivere la montagna”.

• L’avventura è una linea che non vuoi salire, ma disegnare, passo dopo passo, realizzata dalla natura ma ancora da interpretare.

• Ho sempre salito montagne belle. Una montagna perché scateni in me il desiderio di salirla deve essere bella, deve piacermi anche esteticamente. Per questo, anche se probabilmente avrei potuto, non ho mai salito l’Everest.

• La scalata non è il fine, ma il mezzo. Per viaggiare, conoscere, per vivere esperienze che vanno oltre la scalata. Il viaggio è l’esperienza di vita che conta, perché è quella che rimane.

giovedì 20 marzo 2014

Jacopo Larcher and his R-Evolution


 

“Ciao, io sono Jacopo”.

Quando lo vedi, Jacopo, l’ultima cosa che ti passa per la testa è che faccia il 9a. Anche se, obiettivamente, è il primo particolare che dovrebbe venire in mente.
Invece a colpirti sono quei capelli un po’ troppo arruffati, che ricordano vagamente le illustrazioni del “Libro cuore”, e quegli occhi enormi e sognanti, all’interno dei quali, se guardi bene, puoi vedere i cieli stellati del Sudamerica o di uno dei tanti posti in cui è stato. Occhi da istantanea. Ancora più grandi e lucenti quando parla del suo mondo, fatto sì di scalata, ma anche di esplorazioni, culture diverse e rapporti sociali.
Si è raccontato così, in tutta la semplicità che lo contraddistingue e comodamente afflosciato in una poltrona, davanti ad un filmato che mostrava i luoghi della sua esistenza, quelli che lo hanno fatto crescere e cambiare. La serata, che non a caso era intitolata “Climbing as a personal R-Evolution” si è tenuta lo scorso 6 marzo presso la palestra Orizzonte Verticale di Ronco Briantino (MB).
E così, in un clima disteso e rilassato, quasi confidenziale, il pubblico ha potuto entrare nell’animo ma soprattutto nel cuore di questo ragazzetto un tempo timido ed introverso, oggi uno dei migliori scalatori in circolazione in ambito internazionale. “Non mi piace parlare – ha commentato – ma quando parlo di arrampicata e di luoghi, le parole sembrano non bastare e finisce che mi dilungo. Non vi voglio raccontare di vie e di gradi, ma semplicemente di arrampicata, che è una cosa che mi viene abbastanza bene. Di come per me questo sport sia diventato col tempo non il fine ma il mezzo per relazionarmi col mondo”. Il pubblico ascolta, a volte quasi attonito, a volte sorride. Rapito dalla voce, dalle parole, dalle immagini. E si sente come se lo vedesse quel ragazzino che gioca coi Lego sul tappeto del salotto, al quale il papà dice “Sai che a Bolzano hanno attivato il primo corso di arrampicata per bambini? Anche se non credo ti interessi…”. Gli occhi di quel bambino si accendono. Era la notizia che aspettava da sempre. Passano gli anni e Jacopo si allena duramente. Quello che inizialmente era un gioco diventa uno sport nel quale riesce ad eccellere. Qualcosa che, pur non essendo uno sport di squadra, lo mette in contatto con il mondo. Che col tempo gli darà la possibilità di conoscerlo, questo mondo. Vince e stravince. Poi qualcosa cambia: lascia le competizioni e quindi il mondo della “plastica” per la roccia. Falesia inizialmente. Il grado è ancora molto importante, anche se col tempo passa anche questo innamoramento e scatta un nuovo colpo di fulmine: quello che lo attrae ora è la bellezza della linea. In parete come su boulder, ci sono per lui linee che iniziano ad avere una capacità di attrazione alla quale non può e non vuole resistere.

Un percorso, il suo, ad oggi in piena evoluzione dal momento che il racconto si interrompe con l’ultima impresa: l’apertura a giugno 2013  della via Zembrocal a la Reunion, vicino al Madagascar. Un racconto in cui il filo conduttore è stato, sino a questo momento, il cambiamento. Quasi quest’ultimo fosse il motore della sua esistenza. Un racconto sincero, pieno di fascino e dai colori nitidi, uno scorcio del suo animo dinanzi al quale è impossibile, per chi lo ascolta, rimanere indifferenti.

Grazie Jacopo!
Ta’

lunedì 17 marzo 2014

Chi ha tempo... non aspetti tempo.


E' (anzi pare) un lunedì mattina come tutti gli altri. Due giornate di falesia alle spalle, qualche pensiero per la testa e tanti, troppi sogni ancora da realizzare. Li vedi lì, tanto vicini eppure così lontani. Li vedi nitidi, quei sogni. Sono a due passi, quasi tangibili. Ma a volte la mancanza di tempo, altre la pigrizia, altre ancora i casi della vita, fanno in modo che scivolino via dalle dita. Quelle dita che invece, i sogni, li dovrebbero stringere. Afferrare. Portare a sé.
E niente. E' un lunedì come tanti. Apri internet e leggi che una persona se ne è andata. per sempre.
A quel nome ricolleghi un viso, ma soprattutto due occhi azzurro cielo. Una voce, che però non sai se è proprio quella oppure la tua fantasia che fa strani viaggi. Una mascella squadrata e un sorriso spet ta co la re! Ecco è tutto. Purtroppo.

Rimane il rimpianto di averti incrociato ben più di una volta, o di averti avuto accanto a fare sicura, e di essermi fermata al ciao. Perché io, che non sono nessuno e che nemmeno arrampico forte, all'Anghileri, che cosa gli potrei dire. E invece, forse, sarebbe bastato un ciao, o un sorriso, dal momento che tu non ne eri certo parco. Il mio sorriso, il mio ciao, arrivano ora. In estremo ritardo.

E' tutto. Questi sono i giorni in cui ti rimane quel po' di amaro in bocca. In cui ti rendi conto di tutto il tempo perso ad inseguire chi non si meritava il mio tempo e magari a lasciare fuggire occasioni che poi non tornano più.

Riposa in pace

Ta'